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Importanza della loro riqualificazione energetica degli edifici

  • 25 gennaio 2019
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Il settore L’edilizia riparte sotto il segno delle manutenzioni degli “Immobili più datati”. La svolta c’è stata nel 2016, quando si sono manifestati i primi segnali di inversione del pesantissimo ciclo recessivo che ha colpito il settore delle costruzioni dal 2008, con 600 mila posti di lavoro persi. Il trend è poi proseguito lo scorso anno a conferma che è in atto una nuova fase ciclica per il mondo dell’edilizia: nell’ultimo biennio, per la prima volta dopo 10 anni, il motore del comparto non è più il nuovo edificato ma la riqualificazione del patrimonio esistente. Secondo le stime del Cresme, il valore alla produzione delle ristrutturazioni nel 2017 è stato del 74,2% (122,2 miliardi su 167,1 totali): che si tratti di manutenzione ordinaria` 36,4 miliardi, o straordinaria 86,6 miliardi. Nel 2006, anno di picco del ciclo immobiliare del primo decennio degli anni 2000, la spesa in interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria è stata pari a circa il 55%.

CONSERVAZIONE PESSIMA Tutte le indagini eseguite da istituti di ricerca specializzati, hanno però dimostrato che la strada, per rendere i nostri centri urbani più sicuri, e ancora lunga. Infatti nelle città metropolitane 1’80% delle abitazioni sono in edifici costruiti più di quarant’anni fa. Il 25% del patrimonio edilizio del nostro Paese risulta in condizioni di manutenzione e conservazione mediocre o pessimo e ciò riguarda quasi 3 milioni di costruzioni per le quali sarebbero indispensabili interventi di riqualificazione. Le statistiche stimano inoltre che nel 2020 le abitazioni in edifici di oltre 60 anni saranno quasi 11 milioni, di cui circa il 35% nelle città.

Il problema è che in Italia, ancora oggi, manca una cultura delle manutenzione e della cura del patrimonio. Per questo motivo, è diventata un’emergenza come dimostrano i tanti eventi negativi che ci hanno colpito: dal Ponte Morandi, passando per cedimenti a macchia dì leopardo di palazzine o infrastrutture varie. E un’emergenza soprattutto in un Paese come il nostro con un grandissimo patrimonio artistico e culturale ma anche con una morfologia particolare». Il 60% degli edifici italiani è, stato costruito prima del 1976 ed è in classe energetica G, la peggiore.

Quindi, secondo alcune stime prodotte da Enea, risulta evidente quanto sia necessario intervenire nei prossimi anni in termini di riqualificazione e risparmio energetico, in primis, sugli edifici pubblici (attraverso interventi di sostituzione degli impianti termici, coibentanzione dell’immobile, rifacimento dei “cappotti” esterni o degli infissi, inserimento di lampade a basso consumo). In sostanza, interventi con impatti sia sull’impiantistica sia le parti edili. Sulla base delle analisi realizzate da Nomisma, con un investimento pari a circa 17 miliardi di euro per la riqualificazione degli oltre 85 milioni di mq di scuole e uffici . pubblici italiani si potrebbero generare risparmi in termini di minori costi energetici fino a circa il 50% in meno rispetto alla spesa attuale e un impatto diretto positivo sull’economia italiana pari ad una crescita del Pil annuo dell’1,4% (se gli investimenti venissero fatti in un solo anno) e fino al 2,8% del Pil nell’arco di 10 anni. Il tutto con il ricorso a manodopera interna che produrrebbe a cascata un incremento potenziale dell’occupazione stimato tra i 200.000 ed i 400.000 nuovi posti di lavoro.

BENEFICI PER L’AMBIENTE Tale crescita, secondo Nomisma, potrebbe essere “accompagnate da un risparmio annuo pari a 0,77 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio a partire dall’anno successivo all’attuazione dell’intervento. Forti, inoltre, i benefici anche in termini di emissioni di gas serra, con una riduzione pari a circa 1,66 milioni di tonnellate di CO2 l’anno: un risultato equivalente allo spegnimento per un intero anno di 2 milioni e 800.000 caldaie da appartamento, ovvero all’annullamento, sempre per: un anno, delle emissioni di CO2 per riscaldamento dell’intera città di Roma.

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